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La storia e il pregio dei cavalli calabresi si intreccia ovviamente con le numerose dominazioni che si sono susseguite. Fin dall'antichità ci sono numerose testimonianze dell'apprezzamento di questa razza di cavalli descritti da Polibio“di forme eleganti e svelte, agili e veloci”. Per queste qualità la legione Bruzia fu usata in diverse battaglie: da Annibale a Giulio Cesare.

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, con i Longobardi, l'incrocio con cavalli di tipo germanico ne aumentò la taglia ed i diametri. In seguito la dominazione saracena caratterizzò l'allevamento in Calabria introducendo riproduttori arabi e, soprattutto, la cultura di una rigorosa selezione.

Dal XVI secolo sono numerosi i documenti che testimoniano i frequenti scambi con gli allevamenti del salernitano e napoletano: Scipione Ammirata narra in “delle famiglie nobili napoletane” (1580) che il principe Nicolò Bernardino Sanseverino regalò al nobile Giovan Battista Boscarelli di Bisignano alcune fattrici della sua pregiatissima razza ed il Tassoni ne “La secchia rapita”, (1622), cita la ghinea di Bisignano. Ulteriori testimonianze del XVIII secolo sono: il Fiore nel "Della Calabria illustrata", Girolamo Marafioti in "Cronache et antichità di Calabria", il Pacichelli nel "Regno di Napoli in prospettiva" evidenziano in Bisignano la presenza di razze di generosissimi cavalli. 

Nel 1742 Carlo III di Borbone creò la Real Razza di Persano, diversi stalloni di questa razza operarono in Calabria, quando nel 1874 l' allevamento fu soppresso, a parte 50 fattrici destinate da Vittorio Emanuele II a San Rossore, le rimanenti furono distribuite tra gli allevatori salernitani e calabresi.

Dalla fine del XIX secolo si può risalire alle genealogie dei cavalli della regione grazie all'istituzione dei registri delle fattrici e dei depositi stalloni, istituiti con Regio Decreto del 22.08.1880 e 16.09.1887. A Bisignano dal 1890 funziona una Stazione di Monta pubblica nella quale hanno operato tra i migliori stalloni italiani. Il Chiari, nel suo trattato di ippologia del 1902, così si esprime:” i cavalli calabresi che discendono dall'arabo incrociato con l'andaluso, per la loro velocità, agilità, forza e resistenza sono ritenuti tra i più distinti”.

E' dai primi decenni del ‘900 che i calabresi ottengono successi agonistici. Negli anni '30 la cavalla Decisa dell'allevamento di Giovanni Boscarelli partecipò all'internazionale di Piazza di Siena. Grazie a questa attitudine gli allevamenti hanno superato con successo la riconversione da un uso militare e di trasporto ad un utilizzo sportivo sopravvivendo alla crisi del dopoguerra.

Negli anni '60 Trionfo III° allevato da Michele Boscarelli e f.lli partecipò agli internazionali di Roma. Sul finire degli anni '60 Nino Boscarelli e un gruppo di allevatori della provincia di Cosenza crearono una scuola di equitazione a Paglialonga, la cui direzione fu affidata ad un istruttore proveniente dalla prestigiosa Scuola Militare di Pinerolo.

Questa esperienza riuscì a coniugare la tradizione locale con i dettami della Scuola di Equitazione Militare Italiana sui cui principi è fondata l'equitazione sportiva moderna mondiale.
Oggi, anche grazie alla fecondazione artificiale, incrociati con le migliori genealogie europee, i nostri cavalli continuano ad essere più che competitivi negli sport equestri.